5 passi per file di stampa perfetti, risparmiare tempo e denaro

File di stampa perfetti

Forse non sai che… più del 50% dei file esecutivi di stampa che ci arrivano da designer, art director, agenzie creative e grafici freelance contiene errori. Questo non è solamente un problema per la tipografia online che li riceve (in questo caso, noi), anzi. È un problema soprattutto per loro, perché:

  • nel migliore dei casi perdono tempo: quando gli rispediamo il file chiedendo di modificarlo,
  • nel peggiore dei casi perdono addirittura denaro: quando i nostri software convertono automaticamente alcune variabili del file, rischiando però di compromettere la qualità del risultato finale.

Sì, perché un esecutivo di stampa esportato in PDF da Adobe Illustrator, Adobe Photoshop o Adobe InDesign con errori può causare una serie di problemi non indifferente. Bassa definizione delle immagini o delle scritte, un’erronea riproduzione degli elementi grafici, colori non perfettamente corrispondenti all’intenzione e al progetto digitale. Insomma: un disastro!

Se sei qui, a leggere questo nostro post, probabilmente anche tu fai parte della categoria che abbiamo citato. O magari sei un loro cliente interessato a ottenere il meglio dal tuo investimento. Ecco, ora che ti abbiamo spaventato per bene, ti tranquillizziamo: ottenere un esecutivo di stampa perfetto non è così difficile! Certo, bisogna tenere presenti alcune cose fondamentali, e per questo abbiamo pensato di darti la nostra personale “check list” di aspetti da controllare.

Questi sono i 5 passi fondamentali per evitare brutte sorprese. (E far sì che quella percentuale di file con errori che ci arriva ogni giorno diminuisca!)

 

Disclaimer: nessun designer e nessuno stampatore è stato maltrattato per scrivere questo post! ;)

1. Assicurati che il file di stampa sia in alta risoluzione

Se vuoi avere la sicurezza che i tuoi esecutivi di stampa vengano stampati perfettamente devi inviarceli nelle esatte proporzioni di stampa (1:1), e con una risoluzione di almeno 300 dpi. Considera che quando ingrandisci un file la risoluzione “diminuisce” e quando riduci un file i dpi “aumentano”. Per questo motivo, se un file al 100% a 300 dpi verrà stampato così com’è, con una risoluzione perfetta di 300 dpi,

  • un file al 50% (grande la metà delle dimensioni che dovrà avere la stampa) a 300 dpi verrà stampato al 200% a 150 dpi
  • un file al 200% (grande il doppio delle dimensioni che dovrà avere la stampa) a 300 dpi verrà stampato al 50% a 600 dpi.

In entrambi I casi I problemi esistono perché nel primo caso l’immagine perde di qualità, mentre nel secondo caso aumentando i pixel si otterrà un file di peso eccessivo e che potrebbe creare problemi in fase di elaborazione durante il trasferimento dei dati.

Ti raccomandiamo di prestare una particolare attenzione soprattutto ai file che elabori in Photoshop, che hanno spesso una risoluzione tra i 72 e i 150 dpi: buona se si deve visualizzare l’immagine a schermo, ma assolutamente insufficiente se si deve stampare.

In generale, possiamo dirti che per ottenere un lavoro di qualità è fondamentale scegliere il software di grafica più adatto per il tipo di lavoro che stai per fare: stai creando un logo? Oppure stai calibrando i colori di una fotografia? O ancora stai impaginando una brochure o un catalogo?

A questo proposito, ti consigliamo di leggere il nostro articolo Quando usare Adobe InDesign, Illustrator o Photoshop.

2. Neri e scala di grigi: verifica che linee, testi, codici ed elementi grafici siano realizzati in nero puro

Per ottenere il nero e il grigio nella stampa ci sono due modi:

  1. si può usare il nero puro: al 100% nel caso in cui serva una buona coprenza, oppure in percentuali variabili per ottenere grigi di diversa intensità. Se cerchi la coprenza perfetta il solo nero al 100% non basta: devi usare il nero in quadricromia e aggiungere percentuali di C-M-Y al 100% di nero
  2. si può usare la quadricromia, ovvero la somma di ciano, magenta, giallo e nero.

Entrambe queste soluzioni sono valide di per sé, ma nella quasi totalità dei casi è preferibile la prima. Il nero puro è infatti l’unica possibilità per ottenere un nero perfetto o un grigio neutro. Pensa alla riproduzioni di testi e codici, fotografie di metalli come l’acciaio, elementi grafici particolari oppure ampie campiture grigie di sfondo. La scelta del nero puro al 100% è fondamentale poi per garantire la perfetta definizione e quindi la lettura dei QR code (che devono avere una risoluzione minima di 300 dpi).

La seconda opzione potrebbe essere accettabile nei casi in cui le parti in grigio o nero siano di proporzioni irrisorie e la neutralità del colore non sia così rilevante. Bisogna infatti tenere sempre presente che i neri e i grigi ottenuti da quadricromia non sono mai perfettamente neutri, ma tendono sempre a virare verso uno dei tre colori primari giallo, magenta o ciano. Inoltre, sconsigliamo questa impostazione soprattutto nel caso in cui i file si debbano stampare con tecnologia offset, perché si ottiene in tre passaggi un colore che altrimenti potrebbe essere realizzato in un unico passaggio.

Tieni comunque presente che in caso di stampa offset avere un fondo nero composto dai 4 colori permette di avere meno problemi con i cosiddetti “capperi di stampa”, imperfezioni nell’immagine causate da sporcizia in macchina, pellicole d’inchiostro secco, particelle di carta, polvere, eccetera. In ogni caso, il letto di ciano, magenta e giallo non dovrebbe mai superare il 40% di valore per colore, altrimenti si rischia che il nero non àncori bene e “galleggi” sugli altri colori. Considera quindi che la somma dei 4 colori per avere un buon risultato non dovrebbe superare il 220% (40% cyan – 40% magenta – 40% giallo - 100% nero).

I nostri software RIP convertono perciò sempre automaticamente i neri e i grigi dalla quadricromia alla scala di grigi. Noi però ti consigliamo di farlo direttamente, per avere la possibilità di verificare il risultato, e di mandarci il file corretto.

3. Controlla che tutti i file siano realizzati in modalità CMYK (e non RGB!)

Il nostro flusso di lavoro è basato su PDF profilati in Fogra 39, riconosciuto secondo gli standard ISO. Questo cosa significa, nel concreto, per te che ci invii gli esecutivi di stampa? Che quando esporti i file sorgenti dai programmi di grafica più usati, come Adobe Illustrator o InDesign, devi assicurarti che i profili colore siano impostati correttamente. Ovvero in quadricromia, cioè CMYK, e non RGB (che è un altro profilo colore).

Ti raccomandiamo di prestare sempre molta attenzione anche nel caso in cui tu usi colori Pantone nei tuoi file. Quando ti rivolgi a una tipografia online, solitamente le stampe vengono fatte in digitale, e quindi il software converte i colori spot in CMYK secondo le scale colore del RIP, basate sulle conversioni dei cosiddetti “pantonari”, le tabelle colori di Pantone. Questo capita anche da noi, a meno che tu non decida di . per stampare i tuoi file in offset, e quindi usando esattamente i Pantoni che hai scelto. Ti avvisiamo che questa tecnologia ha costi di avviamento più alti della stampa digitale.

4. Evita le sovrastampe (a meno che tu non stia cercando deliberatamente questo effetto)

Una sovrastampa si realizza nel momento in cui elementi diversi di un’immagine, sovrapposti nel file sorgente, vengano deliberatamente esportati in modalità sovrastampa. Infatti i principali programmi di grafica lavorano di default senza sovrastampa.

La sovrastampa fa sì che ci siano passaggi di inchiostri diversi sullo stesso punto. Quindi, nella pratica, si creano delle sovrapposizioni di colore, che causano mescolamenti. In altre parole, i colori non saranno puri e definiti. Ciano su giallo darà origine a un verde, magenta su giallo a un arancione, e così via.

Semplice comprendere quindi perché consigliamo sempre di esportare gli esecutivi di stampa senza sovrastampe, a meno che l’effetto di sovrapposizione non sia deliberatamente cercato e voluto.

sovrastampa

5. I font devono essere almeno incorporati o, meglio, in tracciati

La stampa dei font è sempre un passaggio delicato, soprattutto nel caso di cataloghi e brochure che contengano molto testo. Bisogna fare in modo che siano ben leggibili e definiti, e che i software non abbiano problemi a riconoscerli.

Per questo è importante che tu sappia che i file PDF che ci invii non vengono stampati direttamente, ma devono essere processati da uno speciale software di stampa, detto RIP, che li “traduce” in un linguaggio comprensibile per ciascuna stampante. Durante questo processo si rischia che non vengano riconosciuti e quindi non possano essere riprodotti adeguatamente.

Per evitare questo problema, ci sono due possibilità quando si esporta il file:

  • incorporare i font, scegliendo l’opzione apposita dal software di grafica (Illustrator o InDesign) che si sta usando. In questo caso il font viene riconosciuto e quindi rimane modificabile se chi apre il file in illustrator ha il font caricato sul proprio sistema operativo
  • creare tracciati da InDesign, Illustrator o QuarkXPress, ovvero trasformare il font in un’immagine vettoriale, che è una sequenza di punti e linee. Il RIP non riconoscerà più il font come tale ma lo leggerà come immagine, e quindi lo stamperà senza problemi.

Con questo articolo speriamo di aver sciolto ogni tuo dubbio su come creare un file esecutivo di stampa perfetto, e quindi evitare brutte sorprese.

Ora non ti resta che inviarcelo, questo file perfetto: che sia quello di un biglietto da visita o di una brochure, lo stiamo aspettando per farti la ola tutti insieme! Se hai dubbi, ovviamente, siamo a tua disposizione. Buon lavoro!