Dalla carta carbone alla carta chimica autocopiativa: una lunga storia

Da carta carbone a carta chimica

[Attenzione: contenuto ad altissimo concentrato di nostalgia!] Appena sentiamo parlare di carta carbone ci vengono in mente ricordi sbiaditi di un tempo in cui la stampa digitale non esisteva, i biglietti da visita erano l’unico modo per lasciare traccia di sé e la facoltà di duplicare i documenti nel quotidiano era delegata proprio a questo materiale. Oggi la carta carbone è stata rimpiazzata dalla carta chimica auto copiativa, che ne conserva grossomodo le finalità, ma ne minimizza i difetti.

Vediamo in questo articolo cosa sono questi strani materiali. Se hai visto la luce dopo il 1990 potresti non averne nemmeno mai sentito parlare, non osiamo nemmeno immaginare di vederli e usarli (ah, beata gioventù). Ma se hai vissuto la tua storia professionale in un ufficio nel cuore del Novecento hai sicuramente usato o la carta carbone, o la carta copiativa, o entrambe. Erano l’unica possibilità che avevi per duplicare anche in più copie uno stesso documento, redatto magari su carta intestata, prima delle fotocopiatrici. Accanto a queste hanno vissuto pacificamente per decenni. Eh sì, perché oggi di macchine xerografiche (il nome originale delle fotocopiatrici, lo sapevi che sono state inventate da Xerox?) ne vediamo poche perfino negli uffici più grandi. Sempre più spesso sono sostituite da stampanti inkjet o laser compatte ed economiche.

Che cos’è la carta carbone? Un po’ di storia

La carta carbone o carta copiativa è stata croce e delizia di innumerevoli segretarie e dattilografe alla Mad Man, impegnate a trascrivere a macchina decine e decine di documenti al giorno. Grazie alla carta carbone riuscivano a ottimizzare il proprio tempo, replicando lo stesso testo in tempo reale fino a cinque, sei volte. Il segreto era scegliere una carta sufficientemente sottile (la famosa carta velina) che permettesse alle lettere battute a macchina di passare sul lo strato inferiore, uno strato dopo l’altro, un sandwich multistrato di carta velina e carta carbone e carta velina e carta carbone e carta velina (e così via). E poi l’importanza del destinatario si misurava dalla “sfocatura” della scritta: il primo foglio copiato andava all’interlocutore di maggiore importanza, e poi di seguito, a scalare.

Questo particolare materiale non veniva usato però solamente per trascrivere documenti a macchina: poteva essere impiegato anche per trascrivere più copie a mano. Bastava fare attenzione a non muovere troppo i diversi strati, a non sporcarsi e a non romperle. Per questo le carte copiative dedicate alla scrittura a mano erano realizzate con materiali più resistenti

Eh sì, perché com’era fatta, la carta carbone, ormai andata in pensione da anni? Era uno strato di carta solitamente plastica rivestita su un lato da uno strato di inchiostro asciutto mescolato con della cera. La superficie inchiostrata e cerata veniva ovviamente appoggiata sul foglio sul quale doveva essere realizzata la copia. Delicatamente, che sporcarsi le mani e fare un danno sul foglio era questione di attimi.

Solitamente uno stesso foglio di carta carbone veniva usato più volte, in modo da ottimizzarlo al massimo. Sottili fogli di carta carbone venivano sfruttati fino a consumare quasi completamente l’inchiostro sul retro. Quando si scriveva a mano poteva essere usato anche cento volte. Con la scrittura a macchina, dove le lettere sono molto più fitte, uno stesso foglio poteva essere usato al massimo per quaranta, cinquanta volte.

Carta carbone, un’invenzione contesa tra Italia e Inghilterra

Si dice che la carta carbone sia stata inventata all’inizio dell’Ottocento dallo studioso inglese Ralph Wedgwood, che la brevettò nel 1806. Secondo altre fonti, l'inventore fu l'italiano Pellegrino Turri.

Kores, l’azienda svizzera che ha dominato il mercato per 100 anni

Il maggiore produttore mondiale di carta carbone, indiscusso leader di mercato per oltre un secolo, è stata l’azienda svizzera Kores. Specializzata nella produzione e nell’innovazione di prodotti per la scuola e l’ufficio, ancora oggi continua a dedicare una pagina del proprio sito a questo prodotto. Sono tre righe in tutto:

  • Carta carbone di alta qualità
  • Facile e veloce da usare
  • Riutilizzabile fino a 50 volte.

Qualche confezione di carta carbone Kores si trova in vendita su Ebay. Ha un discreto successo tra collezionisti e amatori, appassionati di cartoleria vintage. Le confezioni più antiche e pregiate raggiungono un valore di circa venti euro a confezione.

La carta auto copiativa o auto copiante, ovvero come i blocchi in carta chimica sono vivi e vegeti

Degna erede della carta carbone è la carta autocopiativa, detta anche carta chimica o carta chimica autocopiante. Come la carta carbone, è usata per redigere in duplice o in triplice copia il medesimo documento. Viene ancora usata in ambito professionale e industriale per compilare fatture commerciali, ricevute fiscali, copie commissioni e documenti di trasporto in duplice e triplice copia, con numerazione progressiva.

Solitamente la carta usata per l’originale è contraddistinta dal colore bianco, mentre i secondi e gli eventuali terzi fogli sono colorati (giallo, rosa, azzurro, a seconda delle tipografie e dei produttori).

Ma in questo caso, a differenza della carta copiativa, la copia viene ottenuta trasferendo pigmenti microincapsulati che reagiscono con un caolino reattivo. Il foglio di partenza o quello di arrivo vengono ricoperti con una patina che li contiene. Quando si scrive sul foglio, a mano oppure con una macchina da scrivere, la pressione che si esercita rompe le microcapsule del pigmento. In questo modo si sparge sul foglio e reagisce rapidamente con il caolino per formare i tratti della scrittura.

Esistono tre tipi diversi di carta autocopiativa:

  1. Coated Back (CB): è trattato il retro del primo foglio, ed è quindi in grado di trasmettere la scrittura sul foglio sottostante
  2. Coated Front and Back (CFB): i fogli in mezzo sono trattati da entrambi i lati, così la scrittura si imprime su di loro e sui fogli sottostanti
  3. Coated Front (CF): il secondo foglio è trattato sul fronte, e viene quindi impresso dal foglio sovrastante.

Cosa significa CC nelle email e cosa c’entra la carta carbone?

Un’ultima curiosità: una traccia della carta carbone, che in inglese si chiama “carbon copy”, è rimasta nella nostra quotidianità. È la sigla “CC” che usi nelle email quando metti qualcuno in copia conoscenza. La sigla “BCC” sta invece per Blind Carbon Copy, una copia conoscenza oscurata. Infatti le persone in BCC non sono visibili agli altri destinatari, sono nascoste e invisibili.

Un tempo venivano questa sigla serviva per indicare appunto i destinatari delle copie carbone delle lettere, rigorosamente scritte su carta intestata.

 

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